Il periodo che stiamo affrontando sta cambiando diversi aspetti della nostra quotidianità quali il lavoro, la scuola, il tempo libero, le relazioni familiari e sociali. I comportamenti ed i modi di vivere considerati abituali e quotidiani non sono più né ovvi né semplici da attuare.

Inoltre, il dover mettere la mascherina, fondamentale per poterci proteggere, può ostacolare e ridurre la possibilità di comunicare attraverso le espressioni del volto.

Tutto ciò può risultare psicologicamente impegnativo e faticoso da gestire anche perché viviamo questa situazione ormai da più di un anno.

Quando un evento, come nel caso del coronavirus, irrompe improvvisamente nella vita delle persone, può creare stati di allarme e smarrimento portando in superficie situazioni di forte emotività.

Le emozioni che vengono esperite in questo periodo possono quindi essere molteplici e a volte contrastanti.

Tutto ciò è del tutto normale; basti pensare che paura, felicità, rabbia, tristezza, disgusto e sorpresa sono considerate universali, cioè provate da ogni persona indipendentemente dalla cultura.

Se soffermiamo l’attenzione sulla paura, sovente difficile da gestire in questo particolare periodo, possiamo cogliere la sua importanza e complessità.

Innanzitutto, è probabilmente l’emozione che più di ogni altra ha aiutato le specie animali ad evolversi in quanto consente di rilevare la presenza di pericoli.

Sentirsi spaventati in presenza di una condizione esterna percepita come una minaccia consente che l’individuo, ad esempio, “fugga” da quel pericolo anziché continuare   ad esserne esposto.

Se riportiamo quanto appena detto alla situazione attuale, possiamo valutare come tutto ciò sia importante: se non ci sentissimo spaventati rischieremmo di sottostimare la rilevanza del problema “coronavirus” e quindi di adottare atteggiamenti inefficaci, aumentando in questo modo l’esposizione alle situazioni di pericolo anziché limitarle.

Nelle situazioni in cui è adeguata al contesto e corrisponde ai pericoli, la paura è utile e necessaria e ci consente di assumere comportamenti protettivi.

Tuttavia, nel momento in cui viene vissuta in modo amplificato o non coerente alle circostanze reali, può diventare disfunzionale con la conseguenza di mettere in atto comportamenti non necessari o poco razionali.

Nei casi in cui limita il benessere ed interferisce nella vita quotidiana delle persone, può diventare addirittura dannosa, come nel caso di alcuni disturbi psicosomatici o per “il disturbo di panico”.

Capire e riflettere su ciò che proviamo occorre per orientarci nella vita di tutti i giorni.

Ancor di più adesso è di forte utilità accogliere le emozioni senza giudicarle: è importante riconoscerle, dar loro un senso, un significato e chiedere aiuto anche ad un professionista, se necessario.

È pertanto saggio, se possibile, affrontare la questione riflettendo serenamente in ambito protetto (quindi presso un setting psicoterapico, oggi proposto da molti psicologi e psicoterapeuti anche on line) per elaborare con gli strumenti adeguati i disagi e le difficoltà psicologiche dovute a questa situazione.

In tal modo ci permettiamo di prenderci cura di noi stessi in un periodo complicato come quello che stiamo attraversando.

Dott.ssa Cinzia Ricotta

Psicologa, psicoterapeuta

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